Cava d’Ispica

Informazioni su Cava d’Ispica

Cava Ispica è una vallata fluviale che per 13 km incide l’altopiano ibleo, tra le città di Modica e Ispica. La vallata, immersa nella tipica vegetazione della macchia mediterranea, custodisce necropoli preistoriche, catacombe cristiane, oratori rupestri, eremi monastici e nuclei abitativi di tipologia varia. Nell’area terminale della vallata nel territorio di Ispica, a ridosso della città, numerose sono le testimonianze che attestano la presenza dell’uomo dalla preistoria sino al terremoto del 1693.

La cava, che in alcuni punti è profonda circa cento metri e larga più di mezzo chilometro, è solcata da un torrente che ha nome Pernamazzone nel corso superiore e dal Busaitone nel corso inferiore. La presenza dei corsi d’acqua ha fatto sì che nel luogo si sviluppasse una vegetazione rigogliosa, motivo d’attrazione per varie specie di uccelli ed altre specie animali, tali da rendere questo luogo un sito di singolare bellezza paesaggistica.

Nel tempo in cui era abitata, la Cava mostrava anche la presenza di varie colture che dopo il terremoto del 1693 furono abbandonate e non più rinnovate.

Come arrivare

L’ingresso dalla città di Ispica è raggiungibile in auto percorrendo la SS.115 fino all’imbocco di Ispica.
L’ingresso da Modica è raggiungibile in auto proseguendo sulla SS.115 da Ispica in direzione Modica fino ad incontrare la segnaletica “Cava d’Ispica” (S.P. Modica-Cava Ispica).

Cosa vedere

Grotta della Signora
La Grotta della Signora presenta una singolare volta a cupoletta: è un esempio monumentale di tomba a tholos nella parte settentrionale della Cava.

Grotta dei Santi
Nella Grotta dei Santi sono ancora oggi visibili tracce di pitture “ridotte disgraziatamente in condizioni disperate” che raffigurano 36 santi.

San Nicola
Più in basso rispetto alla Grotta della Signora si trova un modesto poggio chiamato “Cuozzu” (cozzo). Qui si trova il santuario di San Nicola, detto anche della Madonna, una grotta di metri 4 per 4,50 circa, dove resistono ancora pitture di età bizantina.

San Pancrati
In posizione soprastante rispetto alla chiesa di San Nicola in direzione della Contrada Cannizzara, si trova il sito già occupato dalla diroccata chiesa di San Pancrati.

Baravitadda
Nella parte nord della Cava Ispica più numerose sono le tracce di abitazioni del II millennio: grotte, necropoli e oratori ipogeici.
Le tombe sono tutte a forno, di varie dimensioni, con volta a cupola o piatta. Per la singolarità e per la decorazione sul prospetto desta attenzione una piccola tomba ricavata nella parete di una balza rocciosa, in contrada denominata Baravitadda.

La Larderia
La catacomba denominata Larderia, tra le numerose esistenti in zona, è indubbiamente la più nota. È la più grande della Sicilia, dopo quella di S. Giovanni a Siracusa, ed ha una estensione di oltre 500 m2. Si trova all’estremo nord della Cava Ispica e fa parte di un grande complesso sepolcrale.

La Catacomba di S.Marco
La catacomba di San Marco si trova nella contrada omonima, nella parte finale della Cava, laddove la collina s’incontra con la pianura. È costituita da un corridoio lungo 40 metri circa, sui cui lati si trovano, in successione, più tombe.

La “Spezieria”
Nella parte Ovest di Cava Ispica si trova la “Spezieria”, in parte crollata all’ingresso della grotta.
La “Spezieria” di un ambiente costituito da una grande sala a pianta quadrangolare. Le pareti presentano decine di incavi che fanno pensare a mensole e ripostigli dove collocare e sistemare ordinatamente vasi e contenitori di unguenti, creme, pozioni d’erbe di varia natura.

Monumenti in età bizantina
Nell’anno 535 d.C. ha inizio in Sicilia la dominazione bizantina, in quel periodo alcuni cristiani modificarono alcune grotte, altri le ingrandirono per farne luoghi di culto.
In una grotta – detta appunto “a rutta ri Sant’Ilariuni” (la grotta di Sant’Ilarione) – pare abbia dimorato questo santo, mentre tutta la zona è chiamata “Scala uruni” (scala di Sant’ilarione), per l’esistenza di un’antica scala ricavata nella roccia che dalla grotta portava al fondo della valle.
Il complesso rupestre di Sant’Alessandra è da tutti gli studiosi ritenuto un monastero. Nella parte inferiore di detto complesso, in prossimità della “Grotta della rogna”, esiste una pittura bizantina raffigurante forse Sant’Alessandra.
Lungo tutta la Cava, però, esistono ancora altri simili complessi rupestri, alcuni ormai franati – anche a seguito del terremoto del 1693 – altri ancora ben conservati. È probabile che siano stati abitati da asceti e monaci durante il periodo bizantino.

Il Castello Sicano
L’opera è talmente monumentale e complessa che riesce difficile pensare che possa essere stato il frutto del lavoro di una sola generazione, sia pure con l’ausilio di strumenti di scavo in bronzo o in ferro. Si trova a metà circa della Cava Ispica. Una parete calcarea, alta trenta metri, scende a picco nella parte superiore della roccia-grigio e a strapiombo in quella inferiore giallo-rossiccia. È una vera e propria fortezza.

Il Convento
A breve distanza dal Castello, seguendo il corso inferiore del Busaitone, ci si imbatte in quello che viene denominato il Convento. Il nome è dovuto forse all’esistenza di alcune tracce assai evidenti di architettura chiesastica. Ricavato in un sito assolutamente quasi inaccessibile, il convento si presenta come un complesso aperto nel vivo di una rupe precipite sul greto della Cava Ispica.

Il Camposanto
Andando dentro la Cava verso Sud, sulla sinistra del Busaitone, sullo stesso lato dove si affacciano le cosiddette “Uruti Caruti” (grotte crollate), si incontra il sito detto Camposanto, a un minuto di cammino dalla chiesa di Santa Maria.
È, pare, una necropoli cristiana del IV secolo: sulla parete di uno dei sepolcri è inciso un simbolo cristiano.

Il Palazzo Marchionale
Il palazzo, collocato sul lato meridionale della fortezza, ha impianto planimetrico a L; lo spazio antistante è occupato da un cortile pavimentato con ciottoli. Sul lato destro sono individuabili gli ambienti di servizio, con granai incassati nel piano del pavimento.

Fortilitium (o Forza)
Era un immenso castello difeso dagli strapiombi naturali e, dalla parte del macello, da un fossato che si poteva superare tramite un ponte levatoio. Si entrava nel castello attraverso un grande portale di legno fiancheggiato da altre due porte più piccole. Oggi non restano che poche mura che resistettero al terremoto del 1693. Alcuni scavi hanno messo in luce la parte del palazzo marchionale e il pavimento dell’antica chiesa esistente dentro il castello, la SS. Annunziata.

Foto

Riferimenti

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